francy's profileFrancy's 1982PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
23 March Ma quale primavera...
pensieri disordinati che non seguono le parole.
Desiderio di mare e di quiete sulla sabbia, deserta.
Gabbiani nel volo dell'anima e nuvole di pioggia al di fuori.
Ombre sull'acqua di specchi, luce tenue del tramonto...
come vorrei liberare il mio cuore, spargere al vento ciò che sento
donarmi al prossimo per un tempo infinito,
dedicarmi ai sorrisi che fioriscono nella neve, nel fango di strade malfamate.
come vorrei far capire ciò che provo
il bisogno di amare, la paura e l'incertezza dell'essere
e delle incomprensioni.
Ho bisogno di tutto il sentimento che c'è
di abbracci, di conforto, di rivoltarmi come un calzino
come per il cambio di stagione, ci si potrebbe rivoltare
e per una volta mostrare al di fuori ciò che pulsa dentro
e lasciare l'esteriorità e l'apparenza
chiuse dentro, in un cassetto, ad ammuffire?
e la chiamano primavera... 13 March da Torino che novelle...Mi trovo a Torino oramai da due settimane, e resterò ancora per tutta questa, fino a domenica. Che dire...la città mi piace tantissimo, avevo voglia di evasione, di grandi spazi aperti in cui camminare, di gente cui mescolarsi, senza nessun viso noto da incrociare, di grandi piazze e palazzi alternati a parchi e giardini, di un fiume su cui affacciarsi per riflettere. In parole povere, mi viene in mente un recente spot pubblicitario di un'automobile, non ricordo quale, che diceva una frase che mi è sempre rimasta impressa "sei ancora capace di perderti?". La voglia di perdersi è forte, così come quella di non essere giudicati, di affrontare la vita da soli, con tutte le piccole e grandi ansie del quotidiano: le linee dei tram da decifrare come un intricato labirinto, le corse per la spesa, le grandi pulizie in casa, cucinare, stirare, far quadrare i conti con il proprio denaro. Tutte cose cui sicuramente non ero abituata. Vivere in una grande città è completamente diverso, ma non sono del tutto sicura che sia meglio. A volte mi sento davvero un pesce fuor d'acqua, più di una volta mi sono ritrovata a domandarmi "ma che ci faccio qui?". E' come se non fosse davvero il mio posto, ma chi può dire davvero quale sia quello giusto nella vita? bisogna vagare e cambiare, per scoprirlo, esplorare almeno un'alternativa possibile, e di questo sono soddisfatta, del grande salto verso il vuoto che sono riuscita a compiere, almeno nelle intenzioni, dal mio guscio di calore quotidiano e bambagia in cui sono sempre cresciuta, abituata a far tutto in funzione degli altri e delle loro opinioni, e raramente per me stessa. Capisco per la prima volta il punto di vista dello straniero, che si ritrova in una terra nuova, che non gli appartiene. Il mio accento, le mie abitudini, la mia cultura, tutto mi fa sentire "diversa", nel bene e nel male, pur avendo solamente cambiato regione. Spesso questo mi pesa, avrei voglia di "rifugiarmi tra i miei simili", dove tutti sono uguali a me, ma poi cerco anche di apprezzare il valore della diversità, nelle sue mille sfumature. è proprio alla diversità che noi in Sardegna siamo poco abituati. Qualcuno ha detto che è la normalità la vera rivoluzione, ma la normalità in se stessa rischia di diventare sterile, senza il confronto necessario con gli altri. Vedere donne avvolte nei chador, uomini e bambini di razze diverse, di colore diverso, che parlano lingue diverse, sedere accanto a un giapponese come a un arabo come a uno spagnolo apre inevitabilmente la riflessione, il confronto, in una maniera così intensa che nessun telegiornale o inchiesta sociologica può rendere. Si scopre la ricchezza accanto alla povertà, il brutto affianco al bello, la miseria e i fasti di una metropoli in continuo divenire, si passa dai mercati popolari e malfamati alle costose boutique dei portici. E ogni volta è un continuo stupore, è la bocca aperta davanti alla Mole che ti annienta da ogni prospettiva visibile e ti fa sentire la tua piccolezza, è il transito lungo vie che si snodano per chilometri apparendo ogni volta differenti, sono i cibi diversi che a volte non riesci a trovare altre volte ti godi perchè non li ritroverai dalle tue parti, è il confine tra legale e illegale, tra tollernza e marginalità, che affascina e spaventa, così come la solitudine che accompagna tutti nel proprio cammino. Dicono che la gente sia fredda, scostante, e così via. In parte è vero e spesso ne sono rimasta ferita. Ma a uno sguardo più profondo si scopre solo una diversità di prospettive e di educazione, di abitudini, uno studio reciproco e una reciproca diffidenza, che può sfociare in un muro di incomprensioni o schiudersi nel bocciolo di una nuova amicizia. E'una sfida ogni giorno, che purtroppo almeno x ora non riesco a godermi come vorrei x via del mio carattere insicuro, delle mie fragilità che mi fanno vivere tutto in maniera teatrale, come un dramma continuo, che mi fanno chiudere nel mio guscio fino all'auto-esclusione, con silenzi di cui mi pento e difficoltà ad inserirmi nei gruppi nuovi, con nuove persone. Spero che quest'esperienza mi dia la forza di migliorare tutte queste mie debolezze, che mi penalizzano e mi fanno soffrire per questo carattere troppo sensibile che mi porto dietro da sempre. Nonostante il mio pessimismo cosmico leopardiano, la malinconia e la luna storta, le crisi di nostalgia e la sensazione di resa che spesso mi invade, ho la certezza che questa parentesi indefinita torinese possa riuscire a lasciarmi un segno indelebile, nel bene e nel male, con i suoi naturali pro e contro, ma spero che in ogni caso mi aiuti a crescere e a migliorarmi. |
|
|